E se adesso Draghi e Mattarella – magari spinti da Salvini – si
mettessero a fare l’esatto contrario di quello che hanno fatto finora?
Cioè: fine del rigore,
finanziario e sanitario? A buttarla lì è Gioele Magaldi, autore di
“Massoni” e presidente del Movimento Roosevelt. Esponente del circuito
massonico progressista, Magaldi è stato tra i più feroci detrattori del
“vecchio” Draghi, quello del Britannia e del “pilota automatico”, che
dal vertice della Bce intervenne solo fuori tempo massimo, quando ormai i paesi in difficoltà per gli spread erano stati commissariati (l’Italia,
da Monti).
Poi, due anni fa, la svolta annunciata da Draghi: la
manifestata intenzione di tornare alle origini post-keynesiane,
abbandonando i sodali massonici neoliberisti e “neoaristocratici”.
Magaldi lo prese in parola: il “nuovo” Draghi va messo alla prova.
Bilancio, dopo un anno a Palazzo Chigi: deludente. Nessuna vera
iniezione nell’economia
e nessun cambio di paradigma nella gestione del Covid. Anzi: le ultime
restrizioni (obblighi, Green Pass) paiono letteralmente stomachevoli,
inutilmente vessatorie e rovinose per la salute socio-economica del
paese.
Nonostante ciò, nel fronte massonico-progressista, Magaldi è stato
tra i supporter di Draghi nella corsa al Colle. Motivo: grazie al suo
prestigio, l’ipotetico “nuovo” Draghi (ancora solo virtuale) sarebbe
stato una carta potenzialmente utile, per il rilancio dell’Italia, in Europa e non
solo.
Missione fallita, per ora: colpa anche di Draghi, troppo
presuntuoso e poco empatico con i suoi ipotetici grandi elettori. Ma
attenzione, avverte Magaldi: non crediate alla stampa, che dipinge uno
scenario politico allo sbando, con partiti ridottisi a implorare
Mattarella di accettare il re-incarico.
Era esattamente quello che il
presidente uscente sperava accadesse. Lo show del trasloco e degli
scatoloni al Quirinale? Una recita perfetta, dice Magaldi. Non solo:
incaricando Draghi a Palazzo Chigi, già nel 2021 – aggiunge sempre
l’autore di “Massoni” – Mattarella sapeva benissimo di complicargli
deliberatamente la strada per la presidenza della Repubblica.
Se avesse
evitato di impelagarsi nei meandri governativi, oggi probabilmente
Draghi sarebbe stato eletto in carrozza, acclamato come padre nobile. E
c’è di più: per un attimo, Draghi ha rischiato di venire defenestrato
anche dal governo.
Lo racconta Magaldi su YouTube, a “Border Nights” con Fabio Frabetti e poi a “Mrtv”
con Roberto Hechich. E’ accaduto quando Salvini – fingendosi in stato
confusionale – dopo aver bruciato svariati candidati perdenti ha fatto
il nome di Elisabetta Belloni, incassando l’ok di Conte e della Meloni.
Tradotto: i numeri per nuovo governo “gialloverde”, esteso a Fratelli d’Italia,
che avrebbe comportato il “licenziamento” di Draghi. E’ stato proprio
Super-Mario, a quel punto, a chiedere a Mattarella di restare al suo
posto, risparmiandogli quella che sarebbe stata un’umiliazione. Lo
stesso Salvini, all’ultimo minuto, avrebbe evitato il crash finale.
Ammette Magaldi: una parte dei massoni progressisti hanno “punito”
volentieri Draghi per il suo primo anno di governo. Ora dimostri che non
scherzava, quando parlava di cambio di paradigma. Mattarella? Fino a
ieri è stato funzionale al mainstream
neoliberista. Ma se Draghi cambiasse registro, potrebbe affiancarlo:
mai dire mai.
Il banco di prova? Ci penserà Salvini, ancora: chiede 30
miliardi di ristori, pronta cassa. Altro segno di buona volontà: fine
dell’emergenza, delle restrizioni e degli obblighi. Se Draghi risponderà
picche, dice Magaldi, si avvierà (come Monti) verso un anonimo declino.
Se invece cambiasse passo, potrebbe finalmente scrivere una nuova
storia.
Pubblicato su: https://www.libreidee.org/2022/02/magaldi-avviso-di-sfratto-a-draghi-ecco-il-vero-salvini/
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