Teologia della guerra, ieri come oggi
Dal blog di Giorgio CattaneoNell’autunno 2020, quando scrivevo “La Bibbia Nuda” insieme a Mauro
Biglino, l’Italia aveva già alle spalle il lockdown della primavera e
stava per sperimentare l’ultimo ritrovato del governo: il coprifuoco.
Due termini – “carcere duro” e coprifuoco – che rendono perfettamente
l’idea del tipo di trattamento riservato ai cittadini, in nome di una
dichiarata emergenza sanitaria. Un’emergenza per la quale sono state a
lungo negate e oscurate le cure, ottenendo così l’effetto di intasare
gli ospedali di pazienti ormai aggravatisi, proprio perché lasciati soli
per giorni nelle loro case, senza la minima assistenza medica.
Logica conseguenza, poi, l’imposizione di una controversa
profilassi sperimentale (il trattamento sanitario obbligatorio mediante i
sieri genici C-19) e l’adozione del lasciapassare digitale. Un
passaporto “sanitario” senza il quale non si sarebbe più potuto
continuare a lavorare, viaggiare e vivere, o addirittura entrare in un
negozio di scarpe, accedere agli uffici pubblici, fare un salto in banca
o spedire una semplice raccomandata postale.
Nel suo imponente lavoro di ricerca, presentato al
pubblico da ormai oltre un decennio, Mauro Biglino – sulla base di
minuziosi riscontri filologici – di fatto demolisce la narrazione
teologica dell’Antico Testamento, riportando la Bibbia alla sua “nudità”
originaria, cioè spogliandola dei successivi orpelli religiosi, molto
spesso fondati su traduzioni erronee, quando non completamente
inventate.
Di Mauro Biglino ho sempre apprezzato il rispetto che
mostra nei confronti di chi vive una personale fede religiosa: come a
dire che il pensiero che si rivolge all’esistenza di una divinità
onnisciente e onnipotente non può essere sabotato dalla lucida analisi
di testi antichi, sui quali un preciso potere, insediato a Roma da quasi
due millenni, pretende di far discendere la presenza quasi genealogica
di un’entità soprannaturale, lieta di farsi rappresentare da una
gerarchia di potenti ministri e ambasciatori terreni.
Ciò non toglie, però, che questa riflessione sulla Bibbia
(“nuda”) risulti straordinariamente consonante con la drammatica
attualità di oggi, quella di un mondo in cui è proprio una narrazione
infedele a provocare conflitti e divisioni, lungo linee di faglia
continuamente aperte, a ogni latitudine, fino a terremotare senza tregua
la vita dei terrestri, rendendoli precari e insicuri, spaventati,
talora ricattati, comunque sottomessi.
Svariati analisti italiani, da Giulietto Chiesa a Massimo
Mazzucco, dopo il 2001 hanno evidenziato con precisione il problema
della disinformazione sistematica, partendo proprio dal catastrofico
attentato che colpì le Torri Gemelle di New York. Scoprire che quel
disastro spaventoso non fu opera di kamikaze isolati fa un po’ lo stesso
effetto provocato da certe scoperte di Mauro Biglino: davanti a Mosè –
scrive la Bibbia, in ebraico – non si aprirono mai le acque di nessun
Mar Rosso; il popolo dell’Esodo si limitò infatti a guadare uno Yam Suf,
un semplice canneto, probabilmente uno dei tanti lungo il delta del
Nilo.
Quanto è stato breve, il passo che separa la tragedia
delle Twin Towers dalla narrativa “climatica” di Greta Thunberg,
patrocinata dai signori di Davos? Negli ultimi vent’anni, questa sorta
di discesa agli inferi ha proposto un’escalation continua, aperta dalle
guerre di aggressione (Iraq, Afghanistan, Libia, Siria), attraverso una
via crucis pressoché infinita, passando per la crisi degli spread e
l’austerity europea, i terrorismi esotici e quelli domestici, fino ad
arrivare, oggi, all’infarto più sconcertante e forse definitivo: la
feroce guerra in Ucraina e il divorzio dell’Occidente dalla Russia, che
si vorrebbe escludere dal consesso umano in modo quasi metafisico, come
se il mondo russo fosse l’unica fonte di ogni male.
Più ancora che i missili, a spaventare – francamente – è
il non-pensiero che sovrasta ogni possibile disamina, ogni sguardo
proteso ad esplorare aspetti necessariamente sfaccettati della realtà,
in cui – come sappiamo – le responsabilità degli eventi storici sono
sempre largamente distribuite.
Qualsiasi essere umano non può che ripudiare il ricorso
alla guerra: che può essere eventualmente comprensibile, ma mai
giustificabile.
Eppure: piuttosto che sforzarsi di comprendere, per poi
disinnescare i conflitti, si preferisce criminalizzare la controparte,
fino a demonizzarla. Ed è proprio qui che sembra riaffiorare una
tentazione antica: travisare la “testualità” fattuale della storia e
sostituirla con una sorta di distorsione quasi teologica,
un’interpretazione sommaria e basata su una narrazione invariabilmente
unilaterale, spesso minacciosa, sempre restia a confrontarsi con
l’altrui verità.
Fonte: https://www.libreidee.it/
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