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venerdì 29 ottobre 2021

Attendendiamoci una piccola glaciazione nei prossimi anni


“Siamo entrati in una nuova era glaciale”, è sopra di noi (con dati a supporto). L’imperdibile intervista all’astrofisica Valentina Zharkova.
Quando uno stimato astrofisico - professore Emerito alla NorthUmbria University, con circa un centinaio di pubblicazioni alle spalle - spiega conclusioni di cotanta portata, significa che è bene ascoltarla con attenzione... 

La prof. Valentina Zharkova, già titolare di cattedra alla NorthUmbria University, ora professore Emerito e ricercatore privato, ci ha spiegato in questa intervista direi IMPERDIBILE molte verità purtroppo taciute dalla stampa generalista.

Partendo dalla sua pubblicazione di Nature del 2015, presentato al Royal Society of Astronomy (RAS) di Llandluno, in cui aveva perfettamente previsto l’avverarsi del prossimo raffreddamento globale, della durata di una trentina d’anni, a partire dal 2020. Previsione perfettamente azzeccata.

Interessante comprendere dalle sue stesse parole come la conclusione per cui il freddo sarebbe “arrivato” a farsi sentire sulla terra, sarebbe derivato da una ricerca che aveva altri scopi (…); ossia tale scoperta, come molte della grandi scoperte, è avvenuta per caso. Dunque tale enorme cambio di paradigma all’inizio non fu tutto sommato notato dai media; da qui la pubblicazione su Nature del 2015.

Solo per tradursi, 5 anni dopo, in un paper con molti dettagli in più sull’argomento. Paper poi ritirato in forza di un contributore che sembrerebbe aver ipotizzato a supporto della sua decisione errori basilari di calcolo (e con molti dubbi sui reali motivi, ndr). Errori che poi, secondo quanto riportato dalla prof. Zharkova, si sarebbero rilevati invece calcoli corretti, con i risultati pubblicati nel suo ultimo libro (…).

Parallelamente, durante l’intervista, la prof. Zharkova ha seguito un percorso didascalico entro cui è stato analizzato il metodo di calcolo della inferenza della CO2 sul clima come previsto dall’IPCC, rilevando potenziali errori di metodo.

Parallelamente è stato spiegato come sia davvero da attendersi una piccola glaciazione nei prossimi anni, con un incremento dei fenomeni di raffreddamento del pianeta nei prossimi anni (e non un riscaldamento globale….).

Addirittura, sono emersi due elementi sostanziali ulteriori. Il primo, che nel simil-minimo di Maunder (Modern (Eddy) Grand Solar Minimum) ci si attende di norma un incremento della sismicità e di vulcanicità terrestre, con aggiunta di sospensioni in atmosfera in grado di ridurre ulteriormente la temperatura terrestre, una sorta di “positive feedback”.

Il secondo elemento è che tale raffreddamento, sulla scorta degli studi di Schindell, su Science (2001), sembrerebbe doversi accanire soprattutto nell’emisfero boreale ed in particolare nel nord Europa (…).

Certamente tale intervista mette molta carne al fuoco, con argomenti da cui si potranno fare – riteniamo – interessanti estrapolazioni nei prossimi tempi.

Resta la constatazione di base per cui le scoperte, ossia i modelli, della prof. Zharkova sono davvero temibili in termini di effetti ipotizzati sulla vita terrestre, vista la rispondenza nella realtà fino ad ora; idealizzando, come corollario, anche una eventuale scarsità di risorse nei prossimi anni (…).

Quali potrebbero/potranno essere le conseguenze della eventuale concretizzazione di quanto sopra esposto sarà argomento da approfondire. Certo, se come sembra il 2021/22 sarà un inverno assai freddo soprattutto in Europa, le ipotesi della professoressa Zharkova dovranno iniziare ad essere valutate con estrema concretezza. E da una platea che certamente dovrà nel caso andare ben oltre alla cerchia meramente scientifica/divulgativa, vedremo (…).

Resta il fatto che ogni modello previsivo va sempre verificato coi fatti e coi dati. E la previsione della prof. Zharkova del 2015 si è dimostrata estremamente corretta, pubblicata su Nature, elemento sostanziale a supporto delle tesi proposte.

In ogni caso possiamo affermare che la presente intervista costituisce probabilmente una prima assoluta di un astrofisico di tale portata che presta la sua competenza per spiegare, per via mediatica, fenomeni fisici di cotanta portata per l’equilibrio terrestre; con un livello di dettaglio direi impressionante.

Siamo grati alla professoressa Zharkova di averci dato fiducia, nel contesto.

In tutto questo, speriamo di essere stati all’altezza nel fare le domande giuste, generando feedbacks comprensibili per i lettori e per i cultori della materia.

 Prof. Valentina Zharkova – Northumbria University, Newcastle upon Tyne (UK)

Pubblicazioni

Per guardare l’intervista su Rumble, cliccate qui:

https://rumble.com/voeihz-la-nostra-intervista-alla-professoressa-zharkova.-stiamo-entrando-in-una-nu.html

O su YouTube

 
Video sottotitolato
 
 
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mercoledì 13 novembre 2019

La quasi estinzione in contrapposizione alla totale estinzione

 

Lo studio suggerisce che (come si potrebbe pensare) le persone non sono infastidite dall'estinzione umana

Di John Vibes / Teoria della verità

Un recente studio di Oxford pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha scoperto che le persone non sono affatto infastidite dalla possibilità dell'estinzione umana. Nello studio, 2.500 persone negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono state intervistate sui loro sentimenti riguardo alla possibilità di un'apocalisse.

Agli intervistati è stato chiesto di classificare quanto pensavano fossero potenziali scenari per il giorno del giudizio. In un test molto semplice, sono stati dati tre scenari, uno in cui l'intera specie umana è stata spazzata via da una catastrofe globale, un'altra in cui solo l'80% delle specie è stata spazzata via, e un'altra in cui non accade nulla e la vita continua normalmente.

Come previsto, la scelta più popolare è stata quella di continuare la vita come se nulla fosse successo, ma le altre risposte hanno sorpreso i ricercatori. Le persone che hanno partecipato al sondaggio sembravano avere più paura di vivere in un mondo in cui l'80% delle specie erano state spazzate via rispetto all'idea che l'umanità si fosse completamente estinta.

I ricercatori hanno scritto che " Quando è stato chiesto nel modo più semplice e non qualificato, i partecipanti non trovano l'estinzione umana unicamente cattiva".

Stranamente, quando le domande sono state leggermente modificate per valutare le opinioni delle persone sull'estinzione degli animali, gli intervistati hanno concordato in modo schiacciante che una perdita totale di una specie animale era peggiore di una riduzione dell'80%.
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I ricercatori hanno avuto diverse teorie sul perché le persone si sentissero in questo modo e non hanno trovato alcuna spiegazione per i loro risultati, ma sembra che gli intervistati abbiano risposto alle domande in base a come avrebbero vissuto la situazione come umani. È molto facile per la maggior parte degli umani considerare le morti degli animali come una statistica e dare la risposta fredda e calcolata che il 20% delle zebre nel mondo che sopravvivono a un'estinzione è meglio per il pianeta e per la biodiversità che osservare l'intera specie morire.

Tuttavia, quando si considera questa stessa domanda per la nostra stessa specie, la questione diventa molto più complicata ed emotiva. Di fronte alla questione dell'estinzione umana, la maggior parte delle persone vuole che sia rapida e indolore se accadrà, vogliono una sofferenza minima. Se accadesse qualcosa in cui l'80% della popolazione umana veniva improvvisamente spazzata via, ci sono buone probabilità che comporterebbe molta sofferenza per coloro che sono morti e anche per quelli che sono rimasti indietro.
"Concludiamo che un motivo importante per cui le persone non trovano l'estinzione in modo univoco negativo è che si concentrano sulla morte e sulla sofferenza immediate che le catastrofi causano per i compagni umani, piuttosto che sulle conseguenze a lungo termine " , afferma l'abstract dello studio.
Tuttavia, ci sono stati alcuni casi in cui gli intervistati del sondaggio hanno optato per la quasi estinzione in contrapposizione alla totale estinzione, ed è stato allora che hanno detto che le persone rimaste avrebbero creato un mondo "migliore di oggi in ogni modo immaginabile".

CREDITO IMMAGINE: Razvan Ionut Dragomirescu


L'Astra Brahmashirsha il gigantesco messaggero di morte

Se vuoi la vera libertà, vivi come un leone, lotta per la verità e crea la tua realtà.