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martedì 28 settembre 2021

L'hardware: Il trucco genetico

V@ccini D-N-A: cambiare il trucco genetico dell'umanità

Inventato da scienziati in India, questo è "il primo vaccino a D-N-A plasmidico autorizzato per uso umano" e pretende di iniettare il cosiddetto "D-N-A nudo" sotto la pelle del braccio. Quando vengono introdotti nel D-N-A del paziente, i cambiamenti permanenti alla linea germinale trasmetteranno le modifiche genetiche alla prole. Editor TN

L'India il mese scorso ha iniziato a vantarsi di aver creato, e approvato dal suo organismo di regolamentazione, il primo vaccino a D-N-A al mondo, Zy-C-oV--D.

Il v@ccino, sviluppato da una società chiamata Zydus Cadila, prevede di averlo disponibile per l'uso già il mese prossimo, dando speranza a un paese che ha subito più di 447,000 morti per mano del virus.

Che cos'è un vaccino a D-N-A e questa nuova classe di vaccinazioni potrebbe diventare il prossimo strumento nella lotta mondiale contro il C-O-V-I-D-1-9?

Un vaccino a D-N-A è una forma di v@ccino software, ha spiegato il prof. Jonathan Gershoni dell'Università di Tel Aviv.

Un vaccino software è quello in cui gli scienziati vaccinano con il progetto del virus – solo il D-N-A o l'R-N-A corrispondente ai geni che codificano per la proteina spike – iniettandolo in modo gradevole ed efficace nel corpo. Le cellule quindi sintetizzano la proteina virale, che porta alla produzione di anticorpi contro il picco vir@le.

Questo è l'opposto di un v@ccino hardware, che in realtà contiene hardware, cioè frammenti fisici della proteina del v-i-r-u-s.

"Puoi avere un vaccino hardware che consiste in un virus ucciso, ad esempio, o un virus attenuato", ha spiegato Gershoni. “Oppure puoi avere anche un v-a-c-c-i-n-o a subunità, come il v-a-c-c-i-n-o per l'epatite B, che è solo una proteina spike purificata.

"Il sistema immunitario identifica la presenza della proteina virale... e questo stimola il sistema immunitario a rispondere e a produrre anticorpi mirati altamente specifici che inattivano il v-i-r-u-s".

Tutti i vaccini tradizionali per l'infanzia che esistono oggi sono vaccini hardware.

Tuttavia, dalla fine degli anni '1980, gli scienziati hanno iniziato a giocare con l'idea che potrebbero esserci applicazioni per l'iniezione diretta di D-N-A o R-N-A, prima nel tentativo di sviluppare la terapia genica e, più recentemente, nello sviluppo di quelli che Gershoni chiama vaccini software.

"Sappiamo che il flusso di informazioni in biologia va così: il materiale genetico è immagazzinato in una molecola molto stabile, il D-N-A a doppio filamento", ha detto Gershoni. “Tuttavia, le informazioni che fluiscono dal gene devono essere trascritte per creare un materiale genetico usa e getta e intermedio sotto forma di R-N-A. Quindi, l'R-N-A nel senso tradizionale, è semplicemente una copia usa e getta del gene del D-N-A".

Tuttavia, è l'R-N-A e non il D-N-A che è in grado di interagire con i macchinari per la produzione di proteine, noti come ribosomi. I ribosomi sono ciò che riconoscono l'R-N-A e traducono sistematicamente il materiale genetico, che è scritto nel linguaggio dell'R-N-A, nell'hardware, vale a dire la proteina.

"L'hardware è la proteina e i manuali di istruzioni, le ricette che ci dicono come produrre queste proteine, possono essere nel D-N-A o nell'R-N-A", ha detto. “D-N-A o R-N-A, quindi, rientrano nella categoria dei v@ccini software”.

All'inizio, gli scienziati hanno preferito il D-N-A perché è molto meno schizzinoso dell'R-N-A, che si scompone facilmente. Ma d'altra parte, l'R-N-A è un modo più diretto di consegnare il manuale di istruzioni perché i ribosomi non possono interagire con il D-N-A.

Pertanto, nei sistemi che utilizzano il D-N-A come materiale genetico da trasferire, il passaggio successivo richiesto, una volta che il D-N-A è stato consegnato alle cellule, è che quelle cellule devono creare copie di R-N-A dei geni. Solo allora la copia R-N-A del D-N-A estraneo può essere tradotta dai ribosomi per produrre la proteina bersaglio che può quindi stimolare la corretta risposta immunitaria.

Leggi la storia completa qui ...

Pubblicato su: https://it.technocracy.news/

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mercoledì 22 aprile 2020

O APP mia APP come farò senza di te ...

 

APP: le insidie che ci possono essere per gli utenti

[21/4, 18:10] Anna Dossena mi scrive: mi hanno appena mandato questo importante messaggio: 

 <<Lavoro nel settore dello sviluppo software da 25 anni. Ho progettato decine di app, molte delle quali sono, o sono state per mesi nelle classifiche dei download. So come si costruisce un'app e conosco le insidie che ci possono essere per gli utenti quando qualcosa va storto in sede di sviluppo o gestione dei dati. In questi giorni vedo grande entusiasmo da parte dei media per una app destinata a tutti i cittadini che verrà realizzata dal Governo e da una azienda privata (che peraltro stimo e considero degna di fiducia).

Lo dico senza mezzi termini: mi fa paura e mi preoccupa più del virus stesso. Secondo gli annunci questa app sarebbe basata sulla tecnologia Bluetooth e non includerebbe tracciamento degli utenti, sebbene sarebbe utilizzata anche per profilare l'utente in base ai dati sanitari raccolti. Per prima cosa raccogliere quantità enormi di dati sanitari personali apre uno scenario da incubo nel caso questi dati vengano accidentalmente diffusi, e chiunque lavori nel campo del software sa che la diffusione accidentale o fraudolenta di dati personali degli utenti non è questione di se, ma di quando.

Peraltro questa evenienza si è verificata largamente in questi anni (e anche recentemente) sia da parte di aziende private che della Pubblica Amministrazione (vedi caso INPS). Provate solo a pensare cosa succederebbe se questi dati una volta sfuggiti e pubblicati online da qualcuno venissero utilizzati dalle compagnie assicurative che decidono se farci o meno una polizza o da un istituto finanziario che deve decidere se darci un prestito, o più semplicemente da un datore di lavoro che deve decidere se assumerci...

Secondariamente, si garantisce che i cittadini non verranno tracciati nei loro spostamenti, dicono che basterà la tecnologia Bluetooth. Mi permetto di non crederci, sicuramente nella prima fase l'app non traccerà gli spostamenti, ma con un semplice aggiornamento, una volta che l'app verrà accettata e scaricata con entusiasmo, lo farà per certo.

Ditemi un po' a cosa potrebbero servire quantità enormi di dati puntiformi raccolti col Bluetooth non collegati direttamente alla località fisica in cui sono stati raccolti, mi sembra più che ovvio che prima o poi, ci sarà una classificazione di qualche tipo in base alla località.

Per quanto riguarda l'anonimato poi posso dire una cosa molto semplice: davvero pensate che ci possa essere una remota possibilità che verrà garantito davvero? È più facile incontrare un rettiliano al supermercato credo.

Anche non volendo, ci potrebbe essere qualche bug o qualche errore progettuale (ed è scontato che ci sarà, non esistono app senza bug, anzi non esiste nulla senza bug) che trasformerà i nostri dati da anonimi in espliciti nel giro di pochi mesi.

E per farlo non serve nemmeno attivare la localizzazione del telefono, basta incrociare dati Wi-Fi, altre utenze domestiche connesse e via dicendo.

Ultima considerazione (ma ce ne sarebbero a decine da fare avendo tempo e voglia): tecnologia Bluetooth: sono seduto alla pensilina dell'autobus. L'autobus si ferma, all'interno c'è una persona infetta, il mio cell si connette a quello della persona infetta: per l'app sono entrato in contatto con lei anche se non sono salito sull'autobus. Oppure, sono nel mio appartamento in condominio, nell'appartamento vicino c'è una persona infetta, i cellulari si parlano, ecco che risulta che ho passato una intera giornata insieme a una persona infetta.

Non molto rassicurante come cosa. Concludo con una domanda: siamo sicuri che questa app sarà utile per evitare la diffusione del Codiv-19? Mi risulta che nella sola Lombardia circa il 30% delle persone sia entrato in contatto con il virus secondo calcoli matematici che hanno diffuso i media (ma anche se fosse una percentuale un po' diversa non cambierebbe molto).

Questo significa che, in pratica, nei primi 10 giorni di utilizzo saremmo tutti marchiati come "persona entrata in contatto col virus", quindi l'app, così come ce la raccontano, sarebbe del tutto inutile per la famosa fase 2 di cui tutti parlano. Questo è quello che penso io, magari mi sbaglio, a voi ogni considerazione.>> 

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