Siamo però alle battute finali di questa tragica farsa, dice Bizzi,
perché le frottole sul Covid ormai non reggono più. Anche se l’Italia
oggi esibisce il peggior governo di tutto l’Occidente, il più
dittatoriale, mezza Europa si sta letteralmente sfilando dall’imbroglio. E quindi occorre cambiare
spartito, per tenere in piedi il film della paura. Niente di meglio,
dunque, dell’altro grande terrore, quello costruito alterando la lettura
dei grandi cambiamenti climatici in corso e soprattutto della loro
origine. Merito degli scienziati stipendiati dall’Onu per raccontare –
benché smentiti da 500 colleghi, tra cui luminari e Premi Nobel – che il
surriscaldamento dipenderebbe dalle attività umane, che semmai stanno
sfidando l’ecosistema terrestre su tutt’altro versante, quello
dell’inquinamento. Greta Thunberg ha fatto scuola: tra i suoi allievi
ora c’è anche Draghi, che alle Nazioni Unite promette un’azione
«immediata, rapida e su larga scala». E non sta scherzando: non scherza
mai, l’ex capo della Bce.
C’è chi ha in mente, addirittura, di disporre lockdown “climatici”, cioè imposti con la scusa di dover ridurre le emissioni definite “climalteranti”. «Non è detto che si arrivi davvero al lockdown, ma è certo che una fazione dell’élite ha già predisposto anche questa possibilità», avverte Bizzi. L’equazione tra CO2 e clima è una pura invenzione, anche quella, ma sta per diventare legge: «Se non agiamo per ridurre le emissioni di gas serra, non saremo in grado di contenere il cambiamento climatico al di sotto di 1,5 gradi», dichiara Draghi, come riportato dal “Sole 24 Ore”. Nell’Era del Dogma, dove tutto è religione, funziona così: il vertice della piramide fabbrica la sua falsa verità. E poi, nel caso, la impone anche con la forza, con l’aiuto dei media di regime, dopo aver ridotto al silenzio qualsiasi voce dissidente. «Gli eventi meteorologici estremi delle scorse settimane sono stati un doloroso promemoria degli effetti dei cambiamenti climatici», cinguetta l’addolorato Draghi. E il quotidiano di Confindustria fa il coro: quella climatica «è una emergenza di uguale entità, rispetto alla pandemia». Bingo: ci siamo.
Vola alto, Mario Draghi: altissimo. Evoca investimenti per 100
miliardi di dollari, destinati a finanziare una transizione ecologica
(sacrosanta, in teoria) che viene però presentata in modo ridicolo, cioè
come se davvero potesse incidere sul clima terrestre, notoriamente
“ostaggio” dell’attività solare, infinitamente potente, attraverso cicli
che hanno sempre raffreddato il pianeta fino alle glaciazioni, per poi
tornare a riscaldarlo in modo anche repentino, come starebbe nuovamente
avvenendo. Così, dopo aver militarizzato l’Italia e traumatizzato
milioni di lavoratori (con l’arma del ricatto) per imporre l’inoculo
genico al grafene, fino ad arrivare a insidiare direttamente i ragazzi
delle scuole,
ora Draghi recita il nuovo copione: «C’è una grande aspettativa sulla
nostra leadership da parte delle giovani generazioni». Vero: non
vedevano l’ora di farsi iniettare qualcosa nel corpo, per poter essere
liberi di circolare e di frequentare l’università. E certo, tra gli
appuntamenti imperdibili c’è un evento milanese citato dal premier – il
Youth4Climate – in contemporanea con il summit che aprirà il vertice di
Glasgow.
«Siamo determinati a porre l’Ue sulla giusta traiettoria per ottenere una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, e per azzerare le emissioni nette entro il 2050», aggiunge il Grande Vaccinatore, che spiega: «Dovremmo convincere le persone e i paesi a livello mondiale che accelerare la transizione energetica ha dei costi, ma genera anche grandi benefici». Attenti: il premier ricorda che il G20 ha istituito un team speciale, il Sustainable Finance Working Group, «con l’obiettivo di costruire una visione comune, lungimirante e di alto livello, sugli strumenti per rafforzare la finanza sostenibile, affinché possa sostenere gli obiettivi dell’Agenda 2030». Ecco il missing link: la “finanza sostenibile”. Sembra la vecchia storiella del “greenwashing”: dipingere di verde qualsiasi schifezza, in modo da farla sembrare etica. E’ il nuovo Vangelo dei mondializzatori muniti di Green Pass: il G20 corre verso la Transizione Verde, con «investimenti in infrastrutture sostenibili e nelle tecnologie innovative per la decarbonizzazione». Eccetera, eccetera.
Così parlano i galantuomini che si sono ridotti a ricorrere alla
coercizione e al ricatto per imporre la digitalizzazione fisica,
premessa obbligatoria per poter accedere al loro paradiso “green”, anche
in un’Italia che – non a caso dal 15 ottobre, data d’inizio della
“dittatura sanitaria” estesa ai lavoratori – potrà ammirare la Porta
dell’Inferno di Auguste Rodin, installata giusto di fronte al Quirinale.
Opera scultorea proveniente da Parigi: come se Macron – osserva Ilaria
Bifarini – passasse il testimone a Draghi, nella capitale della
cristianità dove il pontefice ha definito “atto d’amore” l’inoculo
forzato del siero sperimentale che (dati Ema, dunque prudenti) è
sospettato di aver già provocato in Europa
20.500 morti e quasi 2 milioni di “feriti”. Sullo sfondo, naturalmente,
resta la catastrofe dell’Afganistan trasformato in potenziale serbatoio
terroristico, alla bisogna. Ma a tener banco è ancora la
digitalizzazione di massa: pare sia la vera urgenza del momento, per
entrare definitivamente in un futuro che assomigli a quello di Singapore
o di Pechino.
L’amico americano di Draghi, cioè il presidente “eletto” nel 2020 col magico voto postale, ora spinge per rendere obbligatoria la profilassi genica anche tra i lavoratori statunitensi, scatenando l’indignazione dei governatori repubblicani. In ogni caso, l’Italia guida saldamente la classifica dei migliori in campo. E il megafono chiamato Mario Draghi, noto ecologista, ha già pronti i suoi strumenti finanziari: ultra-digitali e, naturalmente, “green”. La premessa: per entrare nel Paese dei Balocchi, finalmente “sostenibile”, bisognerà prima accettare di essere timbrati, tutti, attraverso le nuove tecnologie biomediche, magari interconnesse al wireless di quinta generazione. Alla patente di cittadinanza a punti, ormai, manca poco: la Cina non è mai stata così vicina, da Conte e Bergoglio in poi. Basta sapere che il modello cinese contemporaneo non è esattamente “made in China”, nonostante le recite di una politica ridotta a barzelletta, archiviata la democrazia, con partiti e Parlamenti che fanno ancora finta di esistere.
Fonte: https://www.libreidee.org/2021/09/draghi-greta-e-lultimo-delirio-i-lockdown-climatici/
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