DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA
Come
avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di
lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d'un tratto così
completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e
alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti
di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici,
astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici,
scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e
domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric
Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché
gli esseri umani non vivono ancora come nell'età della pietra?».
I
Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha
potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova
incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell'antica Mesopotamia
portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello
lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi
erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e
maestosa casa di Zeus nei cieli: l'Olimpo, che corrispondeva, sulla
Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci
descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel
fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si
innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani,
procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o
con i mortali.
Erano
irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende
dell'uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande
velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi
dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione
specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere
influenzata, nel bene o nel male, dall'atteggiamento del dio preposto a
quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi
miravano quindi a ottenerne il favore.
La
principale divinità dei Greci era Zeus, "Padre degli dèi edegli
uomini", "Signore del fuoco celeste". Il suo simbolo e arma principale
era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma "regnava" anche sulla
Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure
il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il
primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca - che
altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia - al principio
di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte
Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei
femmine.
Questi
compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro
anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei
Titani, divenne la figura principale dell'Olimpo mitologico. Ottenne con
la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver
evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi
fratelli, li imprigionò e poi li scacciò. Per questo fu maledetto da sua
madre, che gli predisse che anch'egli avrebbe subito lo stesso destino
di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono
si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade,
Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino
che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione
di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre.
Il
colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni,
infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri
soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una
divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione
di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si
concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia - a
quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto
sotto)
Zeus,
che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema,
ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque
per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre
giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il
fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe
avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio
divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era
collocato in una imprecisata zona "molto in basso", che comprendeva
terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi.
Ade
era considerato "l'invisibile", colui che incute timore, rigoroso e
austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo
simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore
dell'arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un
mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione
greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un
certo punto, addirittura l'annientamento, Poseidone era invece
considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per
ottenere le lodi dei mortali.
I
tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea,
costituivano la parte più antica della cerchia dell'Olimpo, il gruppo
dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la
mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei
reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di
Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome
Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della
sapienza.
Ma
poiché era stata anche l'unica a rimanere al fianco di Zeus durante il
suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati,
Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea
della guerra. Essa era la "vergine perfetta" e non sposò nessuno; ma
talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il
quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora
del Labirinto sull'isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come
amante.
Zeus
si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a
far parte della cerchia dell'Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il
momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue
sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita - forse troppo
vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali - e
così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la
sorella mediana, la dea della fertilità.
Ma,
invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone,
che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo
degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus
cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi
fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio,
Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle
divinità maggiori.
Apollo,
come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti
del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era
colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò
era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In
quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l'emblema della
purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il
secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei
pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di
suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque
voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui.
Come
dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore
di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia
come nell'epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle
tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio
da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più
giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la
proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un
figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle
continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte
di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro
figlio, Efesto.
Ares
venne anch'egli ammesso tra i Grandi dell'Olimpo e divenne anzi il
braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come
l'emblema stesso della combattività, eppure era tutt'altro che
invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di
Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da
parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell'Olimpo.
Egli
era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli
uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l'arte di
lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per
questo fu scacciato dalla madre Era; un'altra versione, però, senza
dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a
causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici
poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi.
La
leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile
che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato
scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non
rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell'amore e
della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie
d'amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno
dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell'amore.)
Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell'Olimpo e le circostanze
di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando.
Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere
ignorata.
Essa
proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia
(secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice
che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una
generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella
di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era
stato evirato.
Vedi
figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi
dell'Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di
dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a
lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio
sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell'Olimpo con gli altri dèi:
ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere
occupato da Afrodite.
Sembra proprio che il dodici fosse un requisito
assolutamente imprescindibile per gli dèi dell'Olimpo: essi non dovevano
essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le
circostanze che portarono all'ammissione di Dioniso nel circolo
dell'Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con
la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era,
legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane - fino in
India - e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e
diprodurre il vino.
Nel
frattempo, nell'Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la
sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata
dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e
occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta
dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo
all'origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi
e re un'origine divina.
Questi
semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano - con le sue
fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte -
e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano
soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra,
il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l'aspetto
"celestiale" del pantheon divino. Nell'Odissea si afferma che l'Olimpo
si trovava nella "pura aria superiore"; i dodici dèi maggiori erano dèi
del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi
celesti della" volta del cielo".
I
nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa
sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio;
Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove.
Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità "tonante"
armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).
Quasi
tutti gli studiosi concordano ormai nell'affermare chele basi della
civiltà greca siano da ricercare sull'isola di Creta, dove, tra il 2700 e
il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e
leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è
svolto dal "minotauro", mezzouomo e mezzo toro, frutto dell'unione tra
Pasifae, moglie di Minosse, e un toro.
Numerosi
reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro,
che in alcune raffigurazioni si presenta come un'entità divina
accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o
pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i
Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro
celeste - la costellazione del Toro, appunto - in onore diqualche evento
che era avvenuto quando il Sole, all'equinozio di primavera, era
apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura
sotto).

Secondo
la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era
fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la
bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando
Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua
minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico
originario delle coste del Mediterraneo orientale».
I
Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero
arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era
arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i
Romani) arrivò a cavallo dall'Asia Minore. Atena portò "l'olivo,
fertile e spontaneo" in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che
le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia
dal Vicino Oriente, attraverso l'Asia Minore e le isole del
Mediterraneo.
È
qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le
origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici.
L'induismo, l'antica religione dell'India, considera i Veda -
composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti
riguardanti gli dèi - come scritture sacre, "non di origine umana": gli
dèi stessi le avrebbero composte in un'età precedente a quella attuale.
Con
il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi
tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò
perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora
rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi
discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno.
Quando,
nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e
a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda
erano scritti inun'antichissima lingua indoeuropea, antenata del
sanscrito - dalla cui radice sarebbe poi nato l'indiano - del greco, del
latino e delle altre lingue europee.
Quando
poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero
molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici
sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti
membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare.
In
mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie
celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e
infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di
indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il
figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano
originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra,
continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti.
Continua ...
Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI