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martedì 11 maggio 2021

La misteriosa borsetta degli dei

La misteriosa “Borsa degli dei” – Raffigurata in Sumer, America e Göbekli Tepe

di: Ancient Code Team
dal sito web: AncientCode

Com’è possibile che raffigurazioni millenarie degli Anunnaki mostrino gli dei che trasportano una borsa misteriosa, e dall’altra parte del mondo troviamo la stessa cosa raffigurata dalle antiche civiltà mesoamericane ?

Raffigurata dalle antiche rappresentazioni sumere degli Anunnaki, la misteriosa “borsetta” degli dei è vista in diverse culture in America e in Göbekli Tepe.

Coincidenza…?

Prove convincenti – trovate negli ultimi due decenni – hanno dimostrato che l’ umanità è una specie con amnesia

Le innumerevoli scoperte fatte in tutto il mondo ci hanno costretti a mettere in discussione tutto ciò che riguarda l’origine dell’umanità, le culture antiche e la storia in generale.

Lentamente e pezzo per pezzo, abbiamo esplorato e raccolto piccoli pezzi di un ENORME puzzle che ci hanno guidato nella giusta direzione durante la ricerca di risposte che gli studiosi tradizionali non sono stati in grado di rispondere completamente.

Come puoi spiegare le innumerevoli somiglianze tra le civiltà che abitavano la Terra migliaia di anni fa, separate da decine di migliaia di chilometri?

Perché quasi tutte le antiche culture sulla Terra hanno deciso di costruire piramidi ?

E perché così tante piramidi sono stranamente simili?

È come se quasi tutte le civiltà antiche seguissero lo stesso modello.

È come se in qualche modo le culture antiche fossero interconnesse migliaia di anni fa.

Uno degli enigmi più interessanti e sbalorditivi può essere fatto risalire all’antica Mesopotamia – comunemente indicata come la culla della civiltà – dove un motivo misterioso ha spinto molti autori a mettere in discussione la storia come ci è stato insegnato.

Gli antichi Sumeri raffiguravano gli Antichi Anunnaki con oggetti curiosi.

Due degli oggetti più interessanti visti nelle antiche divinità sumere erano l ‘ ” orologio da polso ” visto su quasi tutte le raffigurazioni e la misteriosa ” borsa ” portata dagli dei.

Curiosamente, se percorriamo migliaia di chilometri in tutto il mondo dalla Mesopotamia alle Americhe, scopriremo che gli antichi Maya, gli Aztechi e altre antiche civiltà utilizzavano lo stesso motivo quando descrivevano le loro divinità.

Inoltre, se viaggiamo in Egitto, vedremo che il simbolo Ankh era anche portato in giro dagli dei proprio come la borsa misteriosa nell’antica Mesopotamia e nelle Americhe.

Perché antiche civiltà in America, Egitto e antica Mesopotamia raffiguravano le loro divinità che portavano in mano un oggetto misterioso ?

È possibile che tutte le antiche culture in America, Egitto e Mesopotamia siano state visitate dagli stessi “Dei”?

È interessante notare che gli Antichi Anunnaki erano quasi sempre rappresentati in una forma umanoide, anche se numerosi tratti indicano chiare differenze tra gli Anunnaki e gli umani ordinari, i lineamenti del viso degli Antichi Dei Anunnaki erano sempre ben nascosti grazie alle grandi barbe.

Proprio come gli antichi Sumeri raffiguravano le loro divinità in una forma umanoide, gli antichi egizi e le diverse culture delle Americhe facevano la stessa cosa.

La domanda ovvia qui è,

Perché…?

Perché le culture antiche – separate a migliaia di chilometri l’una dall’altra – rappresentavano le loro divinità in un modo quasi identico?

Inoltre, com’è possibile che gli antichi Sumeri raffigurassero i loro dei che trasportavano una borsa misteriosa e che le persone dall’altra parte del mondo facessero la stessa cosa?

Nel sito archeologico di La Venta, troveremo una stele di pietra raffigurante l’antico dio mesoamericano Quetzalcoatl, che curiosamente tiene in mano la stessa “Borsa” che vediamo nelle antiche raffigurazioni sumere.

Ma questo non è l’unico sito in Messico in cui è stata trovata la curiosa rappresentazione.

Se viaggiamo a Tula – un importante centro regionale che raggiunse il suo apice come capitale dell’Impero Tolteco tra la caduta di Teotihuacan e l’ascesa di Tenochtitlan – troveremo le loro massicce statue “atlantidee”, e se osserviamo da vicino, lo vedremo notare che ancora una volta è presente la misteriosa borsetta.

 

Rovine del tempio tolteco a Tula, in Messico Credito: Pinterest

Se viaggiamo a Göbekli Tepe, situato su una remota collina nel sud della Turchia, troveremo la stessa COSA. Göbekli Tepe è uno dei templi megalitici più antichi (se non “il più antico”) del nostro pianeta.

Lì, intricati massicci pilastri di pietra disposti in una serie di anelli si ergono alti e orgogliosi raccontando una storia millenaria quando diverse civiltà governavano il pianeta.

Le pietre enormi si credeva di essere stato scolpito da neolitici cacciatori-raccoglitori circa 12.000 anni fa, anche se le recenti prove indicano verso il fatto che Gobekli Tepe è stato infatti costruito da una società molto più avanzato di quanto i ricercatori sono disposti ad accettare ..

Il misterioso tempio, che consiste di tre enormi cerchi di pietre è stato deliberatamente sepolto per una ragione sconosciuta in un lontano passato.

Dopo 13 anni di scavi, gli archeologi che indagavano sull’antico sito non sono riusciti a recuperare un solo strumento per il taglio della pietra.

Nessuno è stato in grado di capire come l’umanità antica, che si credeva incapace di tali feste, abbia eretto alcune delle più grandi opere in pietra del pianeta.


La presenza della misteriosa borsa, portata dagli dei, indica che queste due culture si sono collegate in modo misterioso?

Perché le culture antiche rappresentavano i loro dei che portavano la misteriosa borsetta?

Cosa c’era dentro?

E, cosa più importante, com’è possibile che la misteriosa borsetta sia presente in diverse civiltà in tutto il mondo, che secondo gli studiosi tradizionali non sono mai state collegate?

E se gli Antichi Anunnaki – rappresentati dagli Antichi Sumeri – e gli Dei che hanno visitato le antiche civiltà Maya, Azteca, Tolteca e Olmeca fossero in realtà la STESSA …?

Cosa pensi che questa borsa misteriosa debba rappresentare?

Pensi che sia solo una coincidenza che questi tre siti – e ce ne sono altri – siano tutti uguali?

Cosa poteva essere stato portato dagli “Dei” di così importante che quasi tutte le culture antiche dovevano illustrarlo

video

venerdì 29 novembre 2019

Dèi di un Nuovo Ordine Mondiale

 
  
Sollevando il Velo


Dove sono andati gli dèi, e quali le implicazioni per il futuro? Sono interrogativi che ci portano inevitabilmente a una rivalutazione della storia del mondo, soprattutto per ciò che concerne il periodo che va dal 2000 al 200 a.C.

Un arco di tempo, questo, che iniziò dopo la distruzione nucleare di Sodoma, Gomorra e della base spaziale del Sinai e in cui troviamo personaggi biblici quali Isacco, Giacobbe, Giuseppe e Mosè.

Un periodo a proposito del quale i resoconti scritti abbondano ma scarseggiano le documentazioni archeologiche. Altri periodi presentano il fenomeno inverso: buone documentazioni archeologiche, scarsi resoconti scritti.

Un velo di oscurità discende su un’epoca di grande disordine e di guerre: quando terminò, la gran parte delle città del mondo antico erano state rase al suolo.

Prima del 200 a.C. i Sumeri registravano tutto, anche le cose qutidiane più secondarie. Ma nel periodo 2000-200 a.C. le conache divengono scarse, e ancor meno sono quelle giunte fino a noi.

L’archeologia, pertanto, diventa il principale strumento di conoscenza, ma è uno strumento spuntato che consiste in gran lavoro e in molto a tirar a indovinare e che dunque è assai lontano dall’essere una scienza esatta.

La conseguenza è che possediamo una comprensione molto limitata degli eventi di questo che è un periodo chiave della storia umana.

Pur non essendo uno storico ufficialmente riconosciuto come tale, ho potuto rapidamente rendermi conto che per questo particolare periodo non esistono esperti. Anzi, si finisce con il pensare che gli Imperi siano sorti e poi crollati senza motivo apparente, i misteriosi Hyksos conquistarono l’Egitto, un altrettanto “popolo del mare” comparve dal nulla per mettere a ferro e fuoco il vicino Oriente e civiltà progredite sorsero come dal nulla nel Nuovo Mondo delle
Americhe.

Mentre tentavo di sbirciare sotto il velo della storia per osservare la presenza incessante (o meno) degli dèi, ho potuto appurare che molti inspiegabili avvenimenti storici cominciavano ad avere una logica.

Senza verne l’intenzione stavo mettendo alla prova il nuovo paradigma che sta alla base di questo libro, e i risultati sono positivi a dir poco.

Il mio obiettivo principale era comunque di effettuare delle ricerche sulle attività mdegli dèi, una bella sfida. Come si fa a individuare la presenza degli dèi in un’epoca così tanto caotica?

Sorprendentemente, gli indizzi da seguire erano molti. Per esempio, il nome di un re o di un faraone assai spesso segnala la sua alleanza con un particolare dio. E in modo analogo un’opera artistica raffigura molto spesso la figura di un dio, vuoi nelle sembianze di un serpente o di un toro o anche una dea dal seno nudo. Infine, si sono rivelate utili molte iscrizioni che richiamavano direttamente i nomi di determinati dèi in determinate nazioni.

Procedendo in questo modo è stato possibile costruire un panorama politico generale degli avvenimenti nel mondo. Ma come appurare la presenza fisica di questi dèi? Come essere certo che i sovrani non si stavano rivolgendo a degli dèi assenti?

Il primo indicatore attendibile era costituito da interventi di tipo tecnologico. A volte si trovavano descritti nei testi, per esempio l’Arca dell’Alleanza nella Bibbia. Altre volte risultavano riscontrabili in forma fisica, per esempio nel caso delle Piramidi che ancora oggi esistono a Teotihuacan.

Il secondo indicatore è stato anch’esso fisico: l’intensità delle distruzioni di antiche città. Un’intensità che si evidenzia agli occhi degli archeologi ogni volta che scavano, ma com’è possibile che così tante città abbiano potuto essere rase al suolo soltanto con il fuoco, le spade, gli archi e le frecce?

Il problema maggiore che mi son trovato ad affrontare nel redigere il presente capitolo è stato quello della cronologia. In seguito alla pubblicazione del libro A Test of Time (1995) di David Rohl enormi punti di doanda si sono sollevati sulla cronologia convenzionale dei faraoni egiziani. Inltre, la nuova cronologia di Rohl ha messo in allarme anche altri settori, specie a motivo della datazione del regno del babilonese Hammurabi che viene posticipato di due secoli.

Personalmente trovo la nuova cronologia di Rohl piuttosto convincente e ho quindi deciso di adottarla lingo tutto questo capitolo, indicandola, là dove sia il caso, con le iniziali NC. Comunque, mentre tutti questi temi restano oggetto di dibattito, è buona regola esercitare una certa prudenza.

Torniamo all’inizio

Prima di avviarci alla ricerca della presenza o meno degli dèi dopo il 200 a.C., è bene ripassare brevemente il contesto storico sinora affiorato, prestando particolare attenzione alle origini tribali e alle alleaze dell’uomo.

La nstra rassegna ha inizio con il Diluvio, quando dell’Arca di Noè emersero tre figliazioni umane. Le tribù di pelle scura con Cam per capistipite si diressero verso i territori africani a sud, le tribù di sem si stabilirono nel Levante e nei monti circostanti la Mesopotamia, mentre le tribù di Iafet andarono a nord, all’altopiano dell’Anatolia (la moderna Turchia) e altre ancora.

Ci fu però un’importante eccezione. Prima della guerra degli dèi(c. 8700 a.C.) Caanan un figlio di cam, aveva occupato illegalmente il Libano. Sebbene fosse poi stato concesso alla sua tribù di rimanerci, la Bibbia ci dice che vennero condannati a svolgere mcompiti servili.

Tra i’11000 e il 4000 a.C. l’uomo disponeva del medesimo potenziale di intelligenza di oggi, ma in genere conduceva un’esistenza nomade.

La popolazione crebbe dovunque nel mondo. Poi, dal 3800 a.C. in poi, una serie di sviluppi portano all’avvento di una nuova èlite di uomini civilizzati.

Questa fase iniziò nelle città di Sumer ricostruite negli stessi luoghi in cui erano sorte prima del diluvio. Ciò avvenne in coincidenza del pianeta Nibiru e la visita reale di Anu.

In quello stesso periodo il dio Ishkur avviò una nuova fase della costruzione di Tiahanaco volta alla produzione del bronzo.

Tratto dalle mie letture “Il Mistero della Genesi delleAntiche Civiltà” 
Capitolo 15 P: 391-392-393

lunedì 28 ottobre 2019

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi

 

DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA

Come avvenne che dopo centinaia di migliaia e persino milioni di anni di lento e faticoso sviluppo umano, le cose cambiarono d'un tratto così completamente da trasformare dei nomadi primitivi, dediti alla caccia e alla raccolta di semi e frutti, in agricoltori stanziali e fabbricanti di terraglie, e poi in costruttori di case, ingegneri, matematici, astronomi, fabbricanti di metalli, musicisti, giudici, medici, scrittori, bibliotecari, sacerdoti? E potremmo andare ancora più avanti e domandarci, come ha fatto il professor Robert J. Braidwood (Prehistoric Men, «Gli uomini preistorici»): «Perché tutto questo è accaduto? Perché gli esseri umani non vivono ancora come nell'età della pietra?». 

I Sumeri, il popolo attraverso il quale tale alta forma di civiltà ha potuto realizzarsi, avevano una risposta a questa domanda. Essa si trova incisa su una delle innumerevoli iscrizioni dell'antica Mesopotamia portate alla luce dagli scavi archeologici: «Tutto ciò che appare bello lo abbiamo fatto per grazia degli dèi». Gli dèi di Sumer, dunque. Ma chi erano? Erano forse simili agli dèi greci, che vivevano nella grande e maestosa casa di Zeus nei cieli: l'Olimpo, che corrispondeva, sulla Terra, al monte più alto della Grecia, il Monte Olimpo, appunto? I Greci descrivevano i loro dèi come essere antropomorfi, simili ai mortali nel fisico come nel carattere: sapevano essere arrabbiati e gelosi; si innamoravano, litigavano, combattevano;e, come gli esseri umani, procreavano, generavano figli attraverso rapporti sessuali tra loro o con i mortali. 

Erano irraggiungibili, eppure costantemente presenti nelle faccende dell'uomo. Potevano coprire distanze enormi viaggiando a grande velocità, apparire e scomparire a loro piacimento; disponevano di armi dotate di un immenso e strano potere. Ognuno di loro aveva una funzione specifica e, di conseguenza, ogni specifica attività umana poteva essere influenzata, nel bene o nel male, dall'atteggiamento del dio preposto a quella particolare attività; i rituali di culto e le offerte agli dèi miravano quindi a ottenerne il favore.  

La principale divinità dei Greci era Zeus, "Padre degli dèi edegli uomini", "Signore del fuoco celeste". Il suo simbolo e arma principale era il fulmine. Egli era il re dei cieli, ma "regnava" anche sulla Terra, prendeva decisioni e dispensava bene e male tra i mortali, eppure il suo dominio originario era nei cieli. Quello di Zeus non era il primo caso di commistione tra cielo e Terra. Nella mitologia greca - che altro non è che una mescolanza tra teologia e cosmologia - al principio di tutto vi era il Caos; poi apparvero Gea (la Terra) e il suo consorte Urano (il cielo), i quali generarono i dodici Titani, sei maschi esei femmine.  

Questi compirono le loro imprese sulla Terra, sebbene si attribuisse loro anche una corrispondenza astrale. Crono, il maschio più giovane dei Titani, divenne la figura principale dell'Olimpo mitologico. Ottenne con la forza una posizione di supremazia sugli altri Titani, dopo aver evirato suo padre Urano; quindi, timoroso della reazione dei suoi fratelli, li imprigionò e poi li scacciò. Per questo fu maledetto da sua madre, che gli predisse che anch'egli avrebbe subito lo stesso destino di suo padre e sarebbe stato detronizzato dai suoi stessi figli. Crono si unì con sua sorella Rea e generò tre figli maschi e tre femmine: Ade, Poseidone e Zeus; Estia, Demetra ed Era. Ancora una volta, era destino che fosse il figlio più giovane a rovesciare suo padre e la maledizione di Gea si avverò quando Zeus detronizzò Crono, suo padre.  

Il colpo di mano non fu, però, né facile né rapido: perparecchi anni, infatti, si susseguirono battaglie tra gli dèi e altri esseri soprannaturali, che culminarono con la lotta tra Zeus e Tifone, una divinità dalle sembianze di serpente. Fu una battaglia senza esclusione di colpi, che si svolse tanto sulla Terra quanto in cielo e che si concluse presso il Monte Casio,vicino al confine tra Egitto e Arabia - a quanto pare in qualche punto della penisola del Sinai. (vedi foto sotto)


 

Zeus, che aveva vinto la battaglia, fu riconosciuto come la divinità suprema, ma doveva dividere il potere con i suoi fratelli. Che sia stato dunque per scelta o, come dicono alcuni, affidandosi a un lancio di dadi, i tre giunsero a un accordo: Zeus avrebbe avuto il controllo dei cieli, il fratello maggiore Ade quello degli Inferi, mentre Poseidone avrebbe avuto il dominio dei mari. Anche se col tempo Ade e il suo territorio divennero sinonimo di Inferno, originariamente il suo dominio era collocato in una imprecisata zona "molto in basso", che comprendeva terre deserte e paludose e zone bagnate da fiumi impetuosi. 

Ade era considerato "l'invisibile", colui che incute timore, rigoroso e austero. Poseidone, invece, era spesso rappresentato con in mano il suo simbolo, il tridente. Oltre a dominare i mari, egli era anche signore dell'arte, della sculturae della lavorazione dei metalli, e anche un mago particolarmente astuto. Se Zeus veniva visto, nella tradizione greca, come un dio severo con il genere umano, tanto da volerne, ad un certo punto, addirittura l'annientamento, Poseidone era invece considerato amico della stirpe umana, e anzi faceva di tutto per ottenere le lodi dei mortali. 

I tre fratelli e le loro tre sorelle, tutti figli di Crono e Rea, costituivano la parte più antica della cerchia dell'Olimpo, il gruppo dei dodici Grandi Dèi. Gli altri sei erano tutti figli di Zeus e la mitologia greca tratta con molta precisione della loro genealogia e dei reciproci rapporti. Tutti gli dèi e le dee che si considerano figli di Zeus avevano madri diverse. Unitosi inizialmente con una dea di nome Meti, Zeus ebbe da lei una figlia, Atena, che divenne la dea della sapienza.  

Ma poiché era stata anche l'unica a rimanere al fianco di Zeus durante il suo combattimento con Tifone, mentre tutti gli altri dèi erano scappati, Atena si vide attribuire anche doti marziali e divenne anche la dea della guerra. Essa era la "vergine perfetta" e non sposò nessuno; ma talvolta nei racconti mitologici viene associata a suo zio Poseidone, il quale, pur avendo come moglie ufficiale la dea che era anche la Signora del Labirinto sull'isola di Creta, non disdegnava sua nipote Atena come amante.  

Zeus si unì poi ad altre dee, ma i figli che ebbe da loro non entrarono a far parte della cerchia dell'Olimpo. Quando ritenne che fosse giunto il momento di assicurarsi un erede maschio, Zeus si rivolse a una delle sue sorelle. La maggiore, Estia, era una specie di eremita - forse troppo vecchia o troppo malata per essere oggetto di attenzioni matrimoniali - e così Zeus non ebbe bisogno di molte scuse per scegliere Demetra, la sorella mediana, la dea della fertilità.  

Ma, invece di un figlio maschio, essa gli generò una femmina, Persefone, che divenne moglie di suo zio Ade e con lui divise il dominio sul mondo degli Inferi. Deluso per non essere riuscito ad avere figli maschi, Zeus cercò amore e conforto in altre dee. Armonia gli diede nove figlie. Poi fu la volta di Leto, che gli diede una figlia femmina e un maschio, Artemide e Apollo, i quali vennero finalmente ammessi nel gruppo delle divinità maggiori.  

Apollo, come primo figlio maschio di Zeus, fu una delle figure più importanti del pantheon ellenico, temuto dagli uomini come dagli dèi. Egli era colui che interpretava per imortali il volere di suo padre Zeus e perciò era la massima autorità in fatto di culto e di legge religiosa. In quanto rappresentante delle leggi morali e divine, era l'emblema della purificazione e della perfezione, tanto spirituale quanto fisica. Il secondo figlio di Zeus era Ermes, figlio della dea Maia. Protettore dei pastori, guardiano delle greggi e delle mandrie, egli meno importante di suo fratello Apollo, ma più vicino alle faccende umane; qualunque voltafaccia della fortuna veniva attribuito a lui.  

Come dispensatore di fortuna, era il dio preposto al commercio, protettore di mercanti e viaggiatori. Ma il suo ruolo principale, nella mitologia come nell'epica, era quello di messaggero degli dèi. Spinto dalle tradizioni dinastiche, Zeus era ancora alla ricerca di un figlio maschio da concepire con una delle sue sorelle: si rivolse dunque alla più giovane, Era. Dopo averla sposata con un rito sacro e ufficiale, la proclamò regina degli dèi, la Madre Dea. Dal loro matrimonio nacque un figlio maschio, Ares, e due femmine, ma il rapporto era interrotto dalle continue infedeltà di Zeus e da una presunta infedeltà anche da parte di Era, che getta qualche dubbio sulla reale paternità di un altro figlio, Efesto.  

Ares venne anch'egli ammesso tra i Grandi dell'Olimpo e divenne anzi il braccio destro di Zeus, il dio della guerra. Era rappresentato come l'emblema stesso della combattività, eppure era tutt'altro che invincibile: mentre combatteva dalla parte dei Troiani nella guerra di Troia, si procurò una ferita che solo Zeus potè guarire. Efesto, da parte sua, dovette lottare non poco per essere ammesso nell'Olimpo.  

Egli era il dio della creatività, capace dicostruire oggetti magici per gli uomini e per gli dèi; a lui si doveva il fuoco delle fornaci e l'arte di lavorare i metalli. Secondo la leggenda, egli era nato zoppo e per questo fu scacciato dalla madre Era; un'altra versione, però, senza dubbio più credibile, attribuisce a Zeus la cacciata di Efesto, forse a causa della sua paternità incerta. Efesto, comunque, usò i suoi magici poteri creativi per costringere Zeus ad ammetterlo tra i Grandi Dèi.  

La leggenda dice anche che un giorno Efesto costruì una rete invisibile che avrebbe circondato il letto di sua moglie se questo fosse stato scaldato da un amante; e in effetti una tale precauzione poteva non rivelarsi inutile, visto che sua moglie era Afrodite, dea dell'amore e della bellezza. Su di lei, naturalmente, si raccontavano numerose storie d'amore, molte delle quali riguardavano Ares, fratello di Efesto (uno dei frutti di questo amore illecito fu Eros, il dio dell'amore.) Afrodite fu ammessa tra i dodici Grandi Dèi dell'Olimpo e le circostanze di questa ammissione gettano luce su ciò di cui ci stiamo occupando. Afrodite non era né sorella né figlia di Zeus, eppure non poteva essere ignorata.

Essa proveniva dalle coste asiatiche del Mediterraneo di fronte alla Grecia (secondo il poeta greco Esiodo era arrivata attraverso Cipro) e si dice che fosse nata per opera di Urano stesso. Apparteneva dunque a una generazione precedente a quella di Zeus, essendo, per così dire, sorella di suo padre e incarnazione del progenitore degli dèi, colui che era stato evirato.


 

Vedi figura sopra Afrodite, dunque, doveva essere inclusa tra gli dèi dell'Olimpo, senza tuttavia che fosse superato il numero complessivo di dodici. Come fare? Semplice: qualcuno doveva andarsene per far posto a lei, e questo qualcuno fu Ade. Poiché a lui era stato dato il dominio sugli Inferi, egli non poteva rimanere nell'Olimpo con gli altri dèi: ecco, dunque, che venivaa crearsi un posto libero, perfetto per essere occupato da Afrodite.

Sembra proprio che il dodici fosse un requisito assolutamente imprescindibile per gli dèi dell'Olimpo: essi non dovevano essere di più, ma neanche meno di dodici, come dimostrano le circostanze che portarono all'ammissione di Dioniso nel circolo dell'Olimpo. Dioniso era frutto di una relazione adulterina di Zeus con la propria figlia Semele; dovendo nascondersi dal furore di Era, legittima moglie di Zeus, egli venne mandato in terre lontane - fino in India - e dovunque andò introdusse la pratica di coltivare la vite e diprodurre il vino.  

Nel frattempo, nell'Olimpo si era creato un posto libero, poiché Estia, la sorella maggiore di Zeus, troppo vecchia e debole, era stata allontanata dal circolo dei dodici. Dioniso potè quindi tornare in Grecia e occupare il posto di Estia: gli dèi olimpici erano ancora una volta dodici. Sebbene la mitologia greca non sia troppo chiara riguardo all'origine del genere umano, leggende e tradizioni attribuiscono a eroi e re un'origine divina.

 Questi semidèi rappresentavano il legame tra il destino umano - con le sue fatiche quotidiane, la dipendenza dagli elementi, le malattie, la morte - e un passato lontano e felice, quando sulla Terra si aggiravano soltanto gli dèi. E anche se, tra gli dèi, molti erano nati sulla Terra, il ristretto circolo dei dodici rappresentava, per così dire, l'aspetto "celestiale" del pantheon divino. Nell'Odissea si afferma che l'Olimpo si trovava nella "pura aria superiore"; i dodici dèi maggiori erano dèi del cielo che erano discesi sulla Terra e rappresentavano i dodici corpi celesti della" volta del cielo". 

I nomi latini che i Romani attribuirono agli dèi greci confermano questa sorta di associazione astrale: Gea divenne la Terra; Ermes, Mercurio; Afrodite, Venere; Ares, Marte; Crono, Saturno; e Zeus divenne Giove. Come per i Greci, anche per i Romani Giove era una divinità "tonante" armata di fulmine eassociata al toro (vedi figura sotto).


 

Quasi tutti gli studiosi concordano ormai nell'affermare chele basi della civiltà greca siano da ricercare sull'isola di Creta, dove, tra il 2700 e il 1400 a.C. circa, fiorì la civiltà minoica.Nel complesso di miti e leggende che caratterizzano la civiltà minoica, un ruolo preminente è svolto dal "minotauro", mezzouomo e mezzo toro, frutto dell'unione tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro. 

Numerosi reperti archeologici confermano questo esteso culto minoico del toro, che in alcune raffigurazioni si presenta come un'entità divina accompagnata da una croce, simbolo, probabilmente, di qualche stella o pianeta non ancora identificato. Si pensa, quindi, che il toro che i Minoici adoravano non fosse il comune animale terreno, ma il Toro celeste - la costellazione del Toro, appunto - in onore diqualche evento che era avvenuto quando il Sole, all'equinozio di primavera, era apparso in quella costellazione, intorno al 4000 a.C. (vedi figura sotto).




Secondo la tradizione greca, Zeus arrivò in Grecia via Creta,da dove era fuggito, attraverso il Mediterraneo, dopo averrapito Europa, la bellissima figlia del re di Tiro, la città fenicia. In effetti, quando Cyrus H. Gordon riuscì a decifrare il più antico scritto in lingua minoica, fu dimostrato che si trattava di «un dialetto semitico originario delle coste del Mediterraneo orientale».

I Greci, infatti, non avevano mai detto che i loro dèi olimpici fossero arrivati in Grecia direttamente dal cielo. Zeus, come abbiamo visto, era arrivato attraverso il Mediterraneo, via Creta. Poseidone (Nettuno per i Romani) arrivò a cavallo dall'Asia Minore. Atena portò "l'olivo, fertile e spontaneo" in Grecia dalle terre bibliche. Non vi è dubbio che le tradizioni e i culti religiosi elleni ci siano arrivati in Grecia dal Vicino Oriente, attraverso l'Asia Minore e le isole del Mediterraneo. 

È qui, dunque, che vanno ricercate le radici del pantheon dei Greci, le origini dei loro dèi e le relazioni astrali con il numero dodici. L'induismo, l'antica religione dell'India, considera i Veda - composizioni formate da inni, formule sacrificali e altri detti riguardanti gli dèi - come scritture sacre, "non di origine umana": gli dèi stessi le avrebbero composte in un'età precedente a quella attuale. Con il passare del tempo, però, degli originari 100.000 e più versi tramandati oralmente di generazione in generazione, gran parte andò perduta, finché un saggio decise di scrivere i versi che ancora rimanevano, li suddivise in quattro libri e li affidò a quattro dei suoi discepoli, perché ne conservassero uno ciascuno. 

Quando, nel XIX secolo, gli studiosi cominciarono adecifrare le lingue antiche e a individuarne le reciproche interconnessioni, si accorsero che i Veda erano scritti inun'antichissima lingua indoeuropea, antenata del sanscrito - dalla cui radice sarebbe poi nato l'indiano - del greco, del latino e delle altre lingue europee. Quando poi furono finalmente ingrado di leggere e analizzare i Veda, rimasero molto sorpresi di vedere le indubbie analogie tra i racconti vedici sugli dèi e quelli dei Greci. Gli dèi, secondo i Veda, erano tutti membri di un unico, non necessariamente tranquillo, gruppo familiare. In mezzo airacconti di salite al cielo e discese sulla Terra, battaglie celestia suon di armi portentose, amicizie e rivalità, matrimoni e infedeltà, sembra esservi stata anche una certa preoccupazione di indicare i principali rapporti genealogici: chi era il padre e chi il figlio, qual era il primogenito e di chi, ecc. Gli dèi sulla Terra erano originari del cielo, e i principali tra essi, anche sulla Terra, continuavano a rappresentare la corrispondenza con corpi celesti. 
Continua ...  
Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI

(The 12th Planet,1976) - Capitolo terzo 
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L'Astra Brahmashirsha il gigantesco messaggero di morte

Se vuoi la vera libertà, vivi come un leone, lotta per la verità e crea la tua realtà.